IL RITIRO DEL CALCESTRUZZO – parte 1

Aggiornato il: mag 10

Le fessurazioni da ritiro sono comuni a tutti i tipi di calcestruzzo. Piccole o grandi fessurazioni sono normalmente visibili quasi in ogni struttura in calcestruzzo. Ma mentre le fessurazioni sono un fenomeno piuttosto comune, le ragioni che si nascondo dietro tale fenomeno sono piuttosto differenti fra loro. Giusto per riassumere e semplificare potremmo dividere le cause di fessurazione i quattro categorie: fessurazioni da ritiro termico, fessurazioni da ritiro autogeno, fessurazioni da ritiro plastico, fessurazioni da ritiro idraulico. In questo post mi soffermerò brevemente sulle prime due cause. Potete trovare dettagli sulle altre due cause (in realtà le più comuni) nel mio post “Il ritiro del calcestruzzo – parte 2”.


Fessurazioni da ritiro termico


Come la maggioranza già sa, le reazioni di idratazione del cemento sono processi esotermici. Come avrete di certo notato all’atto del disarmo dopo sole 24 ore, magari in quei giorni più freschini, il calcestruzzo giovane “fuma” e al tatto risulta piuttosto caldo. Quindi lo shock termico dovuto alla significativa differenza di temperatura dell’aria e quella del calcestruzzo indurito può esplicitarsi in fessurazioni, questo perché mentre la superficie esposta del calcestruzzo si raffredda piuttosto velocemente, il cuore della struttura in calcestruzzo resta ancora caldo. Il delta termico (la differenza di temperatura) causerà fessurazioni perché il cuore sta ancora espandendosi, mentre la superficie tende a restringersi.


E’ inoltre utile sapere che le temperature più alte raggiunte dal calcestruzzo si hanno nei primi giorni (una o due settimane) dipendendo anche dallo spessore del corpo di fabbrica realizzato, maggiore lo spessore, maggiore la temperatura e conservata per un tempo più lungo.


Di certo alcune contromisure possono essere adottate già in fase di progettazione del mix-design ma altre possono essere applicate direttamente in cantiere. D’inverno, ad esempio, è buona norma eseguire le operazioni di getto nelle ore più calde del giorno e coprire immediatamente le strutture appena gettate con pannelli solanti e/o tessuto non-tessuto. Queste protezioni, in aggiunta all’azione protettiva ed isolante svolta delle casseforme, non dovrebbero essere rimosse per più tempo possibile, anche alcune settimane nei casi più estremi. In caso invece di getti durante la stagione estiva è sempre meglio eseguire i getti nella parte più fresca della giornata e, sebbene non disarmare le casseforme per qualche giorno sia sempre consigliabile, la struttura realizzata dovrebbe anche essere mantenuta umida per mezzo di getti costanti di acqua nebulizzata e/o teli di tessuto non-tessuto mantenuti imbibiti d’acqua a completa copertura (maggiori dettagli nel mio post “La maturazione o stagionatura del calcestruzzo”).


Normalmente, per spiegare l’importanza di mantenere il calcestruzzo protetto e umido, faccio un semplice esempio: durante il jogging la temperatura del corpo si innalza e si suda, se per un motivo o l’altro vi fermate per un break e vi liberate della maglia rischiate di raffreddarvi e/o avere crampi perché il vostro corpo si raffredda troppo velocemente mentre i vostri muscoli sono ancora caldi. Qualcosa di simile accade anche al calcestruzzo. Mai “spogliarlo” troppo presto!


Come si riconoscono le fessurazioni da ritiro termico? Normalmente hanno l’aspetto di “parentesi” una dopo l’altra.



Fessurazioni da ritiro autogeno


Questo specifico tipo di ritiro appare piuttosto presto, quando il calcestruzzo è ancora “plastico” e si può sviluppare in vere e proprie crepe profonde che in alcuni casi possono percorre tutta la sezione della struttura in calcestruzzo. Fortunatamente, questo tipo di danno, molto serio, non accade nella maggior parte delle miscele di calcestruzzo. E’ piuttosto un possibile effetto collaterale nelle miscele a bassissimo rapporto a/c. Si definisce come “autogeno” perché non dipende da fattori esterni, si sviluppa, infatti, a motivo della migrazione dell’acqua all’interno della porosità del calcestruzzo.



Il preconfezionatore ha la responsabilità di prestare un’attenzione speciale a queste miscele supersensibili in fase di progettazione, produzione e consegna, ma al tempo stesso tali calcestruzzi vanno trattati con gran rispetto in cantiere applicando tutte le procedure di protezione e stagionatura il prima possibile dal momento che le prime ore di vita di queste miscele sono cruciali.

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